Prospettiva #1 Lubumbashi, Snaps in a City

Sammy Baloji, Dominique Bwalya, John Kankonde, Jean Katambayi, Nelson Makengo, Douglas Masamuna, Rita Mukebo, Mukunday & Tétshim, Séraphine Mbeya Nawej, Kiat Wa Ndand, Francesco Nchikala, Alain Nsenga, Isaac Sahani, Georges Senga, Daddy Tshikaya

Una mostra commissionata e prodotta da CEF - Centre d'Eveil de la Femme (Lubumbashi), con Centre d’Art et de Recherche Picha (Lubumbashi)
Public Program:
12 Dicembre
18:30: The Roots, Audiovisual Performance
Francesco Nchickala con Rita Mukebo e Douglas Masamuna
17 Dicembre
18:00: Talk: Europa&Africa-tra storia e cultura
Cécile Kashetu Kyenge, Europarlamentare: L’impegno dell’UE nella promozione della cultura
Faissal Choroma, Medico e attivista: Verità e cenni storici
A seguire: The Roots, Audiovisual Performance
Francesco Nchickala con Rita Mukebo e Douglas Masamuna

12.12.2018-06.01.2019

@ The Art Book Shop Project & careof | Fabbrica del Vapore

Lubumbashi, Snaps in a City è il primo capitolo di Prospettiva, un progetto incentrato sulle relazioni tra Europa ed Africa avviato dal CEF, una organizzazione no-profit congolese, di base a Lubumbashi, che sostiene lo sviluppo attraverso cultura, educazione ed arte ed il rafforzamento di gruppi sociali fragili - tra questi le donne.


Condividi su Facebook / Twitter

La mostra esplora Lubumbashi, la capitale del Katanga, provincia sud-orientale della Repubblica Democratica del Congo, seconda metropoli del paese dopo Kinshasa. La ricchezza mineraria del Katanga comprende il rame - la ragione per la quale il Belgio si insediò nell’area, l’uranio (nel 1939/40 le mine katanghesi di Shinkolobwe hanno rifornito gli Stati Uniti - attraverso la belga Union Minière du Haut Katanga - dell’uranio necessario a costruire la bomba atomca), fino al Litio usato nella produzione delle batterie. Lubumbashi, l’Elisabethville dei belgi che hanno dato forma alla città moderna dopo l’occupazione di un villaggio congolese, è dalla fine del XIX Secolo una capitale mineraria moderna, hub economico nazionale ed internazionale delle aziende dell’estrazione e crocevia di migrazione regionale ed internazionale.
Città profondamente internazionale, Lubumbashi è anche l’incarnazione urbana del colonialismo occidentale. I coloni belgi hanno infatti progettato la città a partire dalla segregazione dei suoi abitanti: l’area europea rigorosamente ristretta ai soli bianchi, e separata dall’area abitata dei così detti “indigeni”, congolesi e migranti africani impiegati come forza lavoro nelle miniere.
Il disegno urbano segmentato, gli edifici moderni dell’area belga, la collocazione lungo la frontiera tra le due città degli “spazi disciplinati” costruiti per gli “indigeni” (l’ospedale, la prigione, la scuola, la Chiesa Cattolica), sono tutt’oggi un promemoria evidente dell’organizzazione della società durante il potere coloniale. Ma Lubumbashi è anche un importante centro culturale decoloniale: la sua Università è stata la base, negli anni Settante, del filosofo Valentin-Yves Mudimbe, per esempio, mentre in anni recenti artisti, scrittori, inventori, imprenditori creativi e visionari si sono installati in città, in cerca di fortuna.
Prospettiva – Contemporary Art in Africa/Congo between Paintings, Sculptures and Music è un programma iniziato dal CEF - Centre d'Eveil de la Femme, che supporta la visibilità degli artisti di Lubumbashi e del Katanga e punta a rendere visibili le culture contemporanee in Africa., esplorando il ruolo emancipatore delle arti nelle società del continente. Il CEF sostiene e coopera con Picha, l’organizzazione fondata da un gruppo di artisti a Lubumbashi, che in poco pi di dieci anni ha incoraggiato la crescita e la visibilità internazionale di artisti congolesi, in particolare con la Biennale di Lubumbashi (la cui prossima edizione sarà nell’Ottobre 2019) e l’Atelier d’art et de recherche Picha.
I lavori proposti parlano di eredità coloniale, imperialismo postcoloniale, si rifanno all’instabilità politica del presente dovuta agli interessi delle aziende internazionali, e parlano di una società in cerca di un’identità globale attraverso la cultura, uno stile di vita urbano e sofisticato, la coesistenza tra creatività e quotidianità. La mostra decostruisce i luoghi comuni europei e bianchi sull’Africa proponendo le visioni, tensioni, linguaggi e culture DIY di una metropoli del XXI Secolo innovativa, connessa, radicata su un passato complesso ed ancorata al contemporaneo.
Una performance musicale dell’artista Francesco Nchikala avvia i due momenti pubblici dell’evento. Documentari creativi, animazioni, pitture, fotografie, oggetti e installazioni ci parlano di una generazione di pensatori creativi connessi al mondo e fortemente radicati nella loro storia. Una selezione di libri e documentari in consultazione nell’Art Book Shop Project di Kunstverein (Milano) esplorano letteratura, cronaca, mappe, cultura visiva ed eventi che si sono raccolti intorno alle attività di Picha a Lubumbashi. Un libro curato da Lucrezia Cippitelli e Katia Anguelova uscirà per Kunstverein Publishing nel 2019.

Grazie a: il team di careof, il team del CEF e di Picha, Riccardo Arena, Denise Bison, Lisa Brittan/Axis Gallery, Lino Campeggi, Gianella Chumpitaz, Marta Ciori, Claudia D’Alonzo, Simon Delobel/Trampoline Gallery, Rosario Giordano, Suzana Gucija, Jennifer Knust, Albane Andre- Mastrangelo, Edoardo Quaretta, Silvia Riva, Rosa Spaliviero, Leonid Tsvetkov, Fabio Valentini

Con l’Alto patrocinio del Parlamento Europeo
Commissionata e Prodotta da: CEF- Centre d'Eveil de la Femme, Centre d’Art et de Recherche Picha (Lubumbashi), Complex La Plage